Paolo Savona racconta cosa succederà all’ Italia

L’Europa affronta oggi una delle tempeste più drammatiche della sua storia. 
Nell’Ulisse James Joyce fa dire al suo protagonista, Stephen Dedalus: «La storia è un incubo da cui è difficile, se non impossibile, risvegliarsi». Citazione meravigliosa, professor Savona. Ma anche venata di un terribile pessimismo. Dice? Piuttosto piena di lucidità critica. Cosa intende?  Ulisse per me è il mito più utile che si possa immaginare in un momento complesso come questo. Perché?  In primo luogo perché è l’eroe dell’intelligenza: poi perché resiste al canto delle sirene, e come lei sa, mai come in queste ore il loro coro è stato così intenso e ingannevole. E in secondo luogo? Perché il viaggio di Ulisse è il viaggio del coraggio e della conoscenza.

Professor Savona, tutti gli italiani si chiedono se questa manovra aiuterà o meno l’Italia. Garantisce sugli effetti? Che possa essere io a garantire gli effetti mi sembra esagerato. Lei non è tipo da peccare di modestia. Posso solo garantire che lo schema logico sottostante e le decisioni pratiche aiuteranno l’Italia.Manovra «espansiva», si dice: ma ci sono abbastanza investimenti desinati allo sviluppo? La manovra è espansiva perché se lo Stato spende il 2,4 per cento – circa 40 miliardi di euro – in più dello scorso anno, anche la domanda aggregata crescerà. Coloro i quali sostengono che la manovra non consentirà una crescita dello 0,5 per cento – poco più di 8 miliardi – nel 2019 per riportare il Pil reale ai livelli ancora insoddisfacenti del 2018 a causa dei mutamenti del clima internazionale, devono aver studiato su libri di economia rari, di cui è difficile procurarsi copia.

Ma lei avrebbe preferito più investimenti? Sì. Sono d’accordo che non ci siano abbastanza investimenti e perciò ho sostenuto che questa deve essere la sfida politica che il Governo si è data. Lei pensa già alla prossima manovra?  Se riusciamo a portare la crescita degli investimenti del’1 per cento nel prossimo anno e al 2 nel successivo biennio, si potrà crescere ancora di più, riassorbendo il costo delle spese sociali e accelerando la riduzione del rapporto debito pubblico/Pil.   Le tre misure più importanti della manovra sono il reddito, la cosiddetta quota cento e la flat tax. Mi può dire per ognuna che effetti prevede?Per ognuna è difficile stabilirlo, ma nel complesso producono almeno, insisto su almeno, una crescita dello 0,5 per cento, se non proprio dell’1per cento. Lei dunque è ottimista. Oltre l’effetto crescita, ciò che è importante è l’aver inserito nella funzione di utilità della politica economica la lotta alla povertà, la crescita dell’occupazione giovanile e il sostegno alla piccola impresa, tutti temi molto sentiti dall’elettorato.

Sono provvedimenti acchiappa-consensi?  La politica economica è politica, governo della città-Paese.   La flat tax fino a 65 mila euro avrà effetti virtuosi? Spero di sì, ma non effetti prevalentemente economici.La preoccupa il Pil a crescita zero delle ultime rilevazioni?
I ministri, soprattutto se tecnici, non devono avere preoccupazioni, ma indicare soluzioni ai problemi. Ovvero? La legge di bilancio nasce anche dalla coscienza di questo andamento inaccettabile.   Questo effetto è da addebitare alle politiche di Paolo Gentiloni oppure lei pensa che sia un prodotto dei primi mesi di incertezza dall’insediamento alla manovra?
Come ho già detto, è il risultato del mutamento di clima degli andamenti geopolitici globali. Gli effetti delle politiche economiche, giuste o sbagliate, si presentano con ritardi temporali che in passato venivano stimati dai sei mesi all’anno e mezzo. Anche in questo caso chi sostiene la simultaneità degli effetti ha letto libri rari di economia o, più semplicemente, è mosso da pregiudizi, non da giudizi razionali.

È convinto che dopo la manovra il Pil ricomincerà a crescere? Certo, ma con gli effetti temporali che le ho appena detto.Il rapporto con l’Europa non è mai stato così teso. Resterà difficile finché non vengono apportate le correzioni all’architettura istituzionale e alle politiche seguite, divenute di stampo conservatore, che ignorano la spinta al cambiamento proveniente dagli elettori. È pur vero che queste spinte sono di natura diversa – la Germania pensa diversamente dell’Italia e così via – ed è perciò che sostengo la necessità di una «europeizzazione» del cambiamento; ossia il bisogno di incanalare l’eterogeneità delle spinte entro una logica europea. E come si può realizzare un obiettivo tanto ambizioso?  Ho chiesto proprio per questo la costituzione di un Gruppo di lavoro ad alto livello, istituto già presente in Europa, che apra una discussione sui temi che ci dividono. Mi viene detto che è infruttuoso e, secondo alcuni, anche pericoloso. Ma non viene riconosciuto che è necessario.Pensa che il risultato delle elezioni europee potrà aiutare l’Italia? Se l’Unione europea continua a non mandare il messaggio che è un’organizzazione che offre opportunità, e non solo vincoli, tutti ne patiranno. L’Italia saprà comunque aiutarsi da sola, come è sempre avvenuto e sta avvenendo. FONTE con l’intervista completa

 

 

 

Conte-Juncker…Ecco come è andata

Adesso parla Luigi Di Maio che da una bella lezione alle Iene e non solo