Fermi tutti ! “Indagati giudici e avvocati”

Perquisendo la casa di un funzionario di Palazzo Chigi, due anni fa, i finanzieri che indagavano su un giro di giudizi pilotati e di magistrati corrotti avevano trovato denaro e la copia di una sentenza discussa: quella con cui, nel 2016, il Consiglio di Stato, nonostante la decisione di Bankitalia e, successivamente, del Tar, aveva accolto il ricorso di Silvio Berlusconi sul caso Mediolanum.

Nella sentenza di secondo grado, i giudici davano ragione al leader di FI contro l’obbligo imposto da Banca d’Italia e Ivass a Fininvest di cedere la sua quota in Mediolanum «oltre il 9,9 per cento, ovvero il 20 per cento». Un miliardo circa da vendere immediatamente, per perdita del «requisito reputazionale» dopo la condanna definitiva a quattro anni nel processo per i diritti Tv. Il funzionario in questione è R. M. che, ora, per questa vicenda, è stato indagato per corruzione in atti giudiziari. Il suo non è l’unico nome sul registro degli indagati: ci sono anche quello dell’avvocato amministrativista F. M. e di un giudice del Consiglio di Stato, R. G., relatore della sentenza.

Ieri, il pm Stefano Fava, titolare del fascicolo, ha interrogato M., che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nell’invito a comparire notificato all’indagato è riassunta l’ipotesi della Procura, da cui emerge che ci potrebbero essere altri magistrati coinvolti nell’inchiesta.M., in questa vicenda, avrebbe agito come «intermediario».

Il sospetto degli inquirenti – si legge negli atti – è che abbia promesso «denaro ai giudici del Consiglio di Stato che deliberavano la sentenza numero 6516 del 2015, depositata il 3 marzo 2016, avente ad oggetto il ricorso proposto da Silvio Berlusconi – che non è indagato, ndr – nei confronti di Banca d’Italia e altri per la riforma della sentenza del Tar del Lazio del 2015, concernente la sospensione del diritto di voto e degli altri diritti di influire su Mediolanum Spa, nonché l’alienazione delle partecipazioni disposte da Banca d’Italia con provvedimento del 7 ottobre 2014».

A casa di M. gli investigatori avevano trovato anche un appunto: «Ho parlato con B. il quale mi ha detto che il relatore del 4 dicembre è lo stesso del 24 gennaio». Per chi indaga, potrebbe trattarsi di un secondo magistrato coinvolto.Il fascicolo è uno stralcio dell’inchiesta che nel febbraio scorso aveva portato in carcere – e poi ai domiciliari – l’avvocato P. A., arrestato sempre per corruzione in atti giudiziari e che, nei mesi successivi, aveva deciso di collaborare con le procure di Roma, Milano e Messina, svelando l’esistenza di un sistema collaudato per aggiustare sentenze milionarie e facendo i nomi dei giudici amministrativi avvicinati. Aveva anche riferito de relato di accordi e a affari di cui non sarebbe stato protagonista. Un giro da 400 milioni di euro – si parla di una ventina di sentenze – gestito da avvocati pronti a pagare e da magistrati disposti a rivedere e correggere le decisioni. FONTE

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