L’amico potente

In realtà non lo piazzò soltanto con cariche importanti,ma aveva poteri che in realtà non gli competevano. Era uno degli uomini più potenti in Italia. Cosa non si farebbe per un amico! L’ex premier e il suo amico fedele ancora non possono stare tranquilli.

L’ex ministro Luca Lotti e l’ex consigliere economico di Palazzo Chigi F. V.. E poi l’ex comandante generale dei carabinieri, T. D. S., il generale E. S.il maggiore G. S., il colonnello A. S. Ma anche C. R., l’impenditore amico di Tiziano Renzi. Sono le persone che la procura di Roma vorrebbe processare alla fine dell’indagine sulla Consip. Il procuratore , l’aggiunto  e il sostituto hanno chiesto sette rinvii a giudizio per altrettanti indagati dell’inchiesta sulla Centrale acquisti della pubblica amministrazione.

Le accuse a Luca Lotti – Il nome più noto tra quelli che rischiano il processo è ovviamente quello dell’ex sottosegretario di Matteo Renzi: è accusato di favoreggiamento per aver rivelato l’inchiesta a Luigi M., ex amministratore delegato dell’azienda che gestisce gli appalti pubblici. L’iscrizione nel registro degli indagati di Lotti – come rivelato da Marco Lillo sul Fatto Quotidiano – risale al 21 dicembre del 2016, il giorno dopo l’audizione, davanti agli inquirenti di Napoli, dello stesso M., che aveva ammesso di aver saputo dal ministro dell’indagine aperta dalla procura partenopea.

 

Il fascicolo passò subito a Roma per competenza e il 27 dicembre Lotti si presentò a Piazzale Clodio per essere sentito dagli investigatori. Poi il 14 luglio del 2017 era stato interrogato dei pm e secondo i suoi avvocati, si era trattato di un “sereno interrogatorio durato circa un’ora”, in cui L’ex  ministro aveva risposto “puntualmente a tutte le domande che gli sono state rivolte” e ha ribadito “con fermezza la sua estraneità ai fatti contestati”. La procura, però, quei fatti continua a contestarglieli. L’articolo completo sul Fatto Quotidiano

“Lotti non è stato solo il ministro dello sport e braccio destro di Matteo Renzi nonché suo amico personale ma per tutto il periodo del suo mandato prima da sottosegretario e poi da ministro è stato uno degli uomini più potenti d’Italia perché investito di poteri che, considerato il suo incarico, non gli spettava di avere: ad esempio le deleghe sull’editoria, una cosa abbastanza anomala per il sottosegretario alla presidenza del consiglio.  Fu lui, non si capisce a che titolo, a gestire il passaggio della direzione generale Rai da Campo Dall’Orto, con Mario Orfeo. “(C.C.)

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